MARCO PAOLINI
È Galileo
“L'état, c'est moi”, esternazione di Luigi XIV detto Re Sole
“Liberté, Égalité, Fraternité”, motto nazionale della Repubblica Francese
“Io non cerco, trovo”, Pablo Picasso
Cambia il paradigma. Galileo punta il telescopio in cielo: sostenitore della visione copernicana, con l’osservazione ragionata dei pianeti e del loro moto abbandona le carte del sistema tolemaico per minacciare, secondo le alte gerarchie ecclesiastiche del tempo (siamo nel ventennio del 1600), l’auctoritas aristotelico-biblica. Scrive il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” in lingua italiana e non in latino. Accantona il registro dei dotti accademici perché preferisce alla prosa scientifica un dialogo filosofico intrattenuto da tre interlocutori: opta per la divulgazione. Confutare, in virtù di un metodo sperimentale empiristico, il trattato astronomico che conferiva alla terra regale centralità nell’universo comportava la desolazione di non potersi più pensare prediletti da quel Dio delle Sacre Scritture, più metaforico che letterale, che pone l’uomo in sovrana posizione verticistica rispetto al creato. Marco Paolini cerca l’interazione e alterna il parlato, con domande in platea, al monologo in cui è narratore della nuova cosmologia. Ci restituisce la persona umana di Galileo, raccontato nella sua genialità insofferente ai formalismi e ai titoli, proteso a trovare nuovi lettori tra i tecnici, uomini di libero ingegno, e non più entro la sola cerchia ristretta degli umanisti. Lo scienziato appare così: anti-casta e fautore delle coppie di fatto, data la sua situazione sentimentale scevra da vincoli matrimoniali. L’attore-autore indossa una maschera di commediante dell’arte quando dà voce alle ripercussioni delle straordinarie scoperte tra studenti e artisti nei pressi dell’università padovana. Sul finale manovra una catenella metallica che tiene in alto un globo, su cui sale a cavalcioni. La drammaturgia di Niccolini e Paolini, che si affianca parimenti al noto capolavoro brechtiano, descrive una traiettoria che va dalla speculazione sulle mappe celesti alla fissione nucleare dell’atomo. “ITIS Galileo” è stato nella programmazione del teatro Argentina dal 18 al 30 ottobre.
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