VAN GOGH
«Perché non è stato a forza di cercare l’infinito che Van Gogh è morto, che è stato costretto a soffocare di miseria e di asfissia, è stato a forza di vederselo rifiutare dalla turba di tutti quelli che, quando ancora era in vita, credevano di possedere l’infinito contro di lui; e Van Gogh avrebbe potuto trovare abbastanza infinito da vivere per tutta la vita se la coscienza bestiale della massa non avesse voluto appropriarsene per nutrire le proprie orge, che non hanno mai avuto a che fare con la pittura o con la poesia.
Inoltre, non ci si suicida da soli.
Nessuno è mai nato da solo.
Così come nessuno muore da solo.
Ma, nel caso del suicidio, ci vuole un esercito di esseri malvagi per decidere il corpo al gesto contro natura di privarsi della propria vita.
E credo che ci sia sempre qualcun altro nel minuto estremo della morte per spogliarci della nostra propria vita.
Così dunque Van Gogh si è condannato, perché aveva finito di vivere e perché, come lasciano intuire le lettere al fratello, di fronte alla nascita di un figlio del fratello, gli sembrava di essere una bocca di troppo da sfamare».
Estratto da "Van Gogh il suicidato della società" di Antonin Artaud

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