VAN GOGH IL SUICIDATO DELLA SOCIETA' (2)

Una domanda rivolta al pubblico (chi si sente superiore ai talebani?) ribadisce, oltre al titolo, lo stile questionante di una performance che articola strettamente partitura vocale e fisica per affrontare con stile piano e riflessivo, muscolarmente espressivo e artisticamente rilevante i temi del fondamentalismo, della democrazia, della libertà di pensiero, della convivenza civile. Si indaga il pluralismo. Le direzioni dell’argomentazione e della rappresentazione sembrano appartenere alla logica del paradosso. Integrate dimensione verbale e corporea, la narratività discorsiva sfida il tabù del mettere in chiare lettere ciò che non è dato discutere. Lo sforzo plastico immette la componente ludica in un quadro il cui assetto spaziale è stravolto dalla disobbedienza alla legge di gravità. In “Can we talk about this?” Lloyd Newson s’interroga sulle istanze dell’integralismo religioso e sui valori della (doppia) cittadinanza (britannica). Dati, resoconti, denunce, gli accadimenti messi in relazione sono relativi al furore scatenato dai versetti satanici di Salman Rushdie, dai fumetti su Maometto pubblicati in Danimarca. Viene citato il caso di Ray Honeyford che in un articolo apparso su “The Salisbury Review” inverte l’eventuale connotazione positiva del multiculturalismo, rintracciandovi la causa prima della segregazione, irriducibile l’incompatibilità valoriale. Un lungo elenco ricorda i crimini dovuti a giurisdizioni altre. Viene ricordato l’omicidio del regista Theo Van Gogh per esecuzione di una fatwā, sorta di emendamento regolamentatore intervenuto secondo le prescrizioni della Sharīʿa. La causa dell’ira e della morte è il cortometraggio “Submission”. Uniti vittima e assassino da uno stesso legame, la colpa in un caso il movente nell’altro, il cineasta avrebbe subito un processo di assimilazione al mondo musulmano nella misura in cui è stato ritenuto soggetto giudicabile, e di fatto giudicato, secondo la legge islamica. Parola, concetto, “Submission” mina un’architettura simbolica, un sistema, un ordine. La sottomissione pertinente a un dato ruolo favorisce il culto idolatrico e pagano di una carica gerarchica o individuo o genere sessuale, com’è proprio di una religio civilis instrumentum regni, o risponde invece a una volontà sovrannaturale, favorendo in tal modo un disegno divino? Una donna immigrata che voglia accettare le offerte culturali della maggioranza tramite le agenzie sociali della comunità ospitante incorre nel rischio di subire un reato, il delitto d’onore. Non rimane che la riscrittura della pelle. In prima italiana al teatro Argentina dal 12 al 15 ottobre, Lloyd Newson e il suo DV8 Physical Theater sono stati ospitati sulla scena capitolina nell’ambito del Romaeuropa festival.

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