Teatro dell’Opera, “Lo schiaccianoci”
Dal racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann alla riduzione in francese a firma di Dumas padre, attraverso la partitura musicale di Pëtr Il’ič Čajkovskij e coreografica di Marius Petipa, nella rivisitazione di Slawa Muchamedow, arriva a noi “Lo schiaccianoci”. La scenografia accentua il carattere fiabesco della storia, non più ambientata in un salotto borghese ma in uno spazio bianco e luminoso senza tempo (Atto I), con le sedie costruite dall’incrocio di matite colorate, con un monumentale e sfavillante albero di Natale. Doni, dolciumi, è festa, neve d’intorno, bimbi a giocare. La piccola Clara riceve da Drosselmeyer uno schiaccianoci a forma di soldatino, che suo fratello Fritz le rompe per dispetto. Il pianto fa scaturire la fantasia del regno delle prelibatezze zuccherine, dei balli, delle armonie nella varietà dei motivi. Il sonno dà avvio all’avventuroso viaggio verso Confitürenburg, fino al tramutarsi della realtà in immaginario, fino alla compresenza di vita e sogno. Non può mancare l’ostacolo che s’interpone al raggiungimento dell’agognato bene, la battaglia con le avverse forze oscure. Lo schiaccianoci si anima contro l’esercito dei topi fino a ché, aiutato da Clara, non ne uccide il Re e può trasformarsi in Principe. Splende la “Notte stellata” di Van Gogh sulle polarità ghiacciate della Russia d’Ottocento, il vento del Sud muove vortici. Sulla sommità del Palazzo della Fata Confetto (Atto II) incombono sfere come caramelle, come bulbi oculari, mentre foglie di carciofo si dischiudono e lasciano la piazza agli autori dei vari numeri di danze, che dopo l’esecuzione vanno a sedersi su una scalinata. Nazionalpopolare, la versione dello “Schiaccianoci” recentemente andata in scena al Teatro dell’Opera si presenta in un’accattivante confezione patinata, che abbandona le suggestioni imperiali a favore di un clima da parco dei divertimenti. Sorta di carta Ingres del tipo sottile in cui gli acquerelli si miscelano insieme, la complessità dei temi si lascia intuire, in evidenza però quanto di più lieto e festevole. Effetto tanto caro a Čajkovskij, persiste l’incanto della celesta nella II Variazione. Dirige l’orchestra Nir Kabaretti, si conferma splendida étoile Gaia Straccamore.

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