Lovely day for a Picnic

sabato 10 gennaio 2009

LA NAPOLI DEL '43

TEATRO VALLE, "LA PELLE" DI MARCO BALIANI

  

Ci vuole lo sguardo attento del cronista, sul posto, ci vuole la penna di un romanziere che costruisce mondi per raccontare, testimoniando, e interpretare, denunciando, gli orrori della guerra. Come è noto Curzio Malaparte, giornalista toscano di origine austriaca, durante la seconda guerra mondiale era ufficiale di collegamento dell’esercito italiano con il contingente alleato. È stato sul fronte francese, finlandese e russo. Nel romanzo “La pelle” (1949) assolve alla funzione di sentinella, che non solo dà l’allarme ma indaga, insiste, scava, comprende, spiega. Il contesto storico-geografico è offerto dalla cessazione delle ostilità su terra partenopea. La rete dei simboli tiene impigliate vita e morte. Malaparte racconta Napoli e i suoi vasci, a sua volta, Marco Baliani fa lo stesso. Lo scenario visionario, in cui campeggiano assembramenti quadrangolari di stracci come balle di fieno, contiene la dissipazione e la cancrena, la violenza senza tempo della contesa e della sconfitta, il cannibalismo, il libero sfogo di istinti distruttivi, lo sfruttamento di un essere umano da parte di un altro. Nell’ombra, alcuni angoli sono scaldati da fiochi lumi. La compravendita di carne, la prostituzione sembra il minore dei mali pur di sopravvivere. Il cuore della pièce è una piaga. “Mettere il dito dove non si dovrebbe, toccare la sostanza nascosta delle cose, il dentro, l’oscura materia che oscenamente riempie l’involucro”, questo il programma di sala secondo le parole di Baliani. Il suo stile pacato e fermo, sobrio e distaccato, dovrebbe prevalere sul quadro d’insieme surreal onirico degli attori impegnati in movimenti coreutici, dal tono qua e là divertito, ma accade il contrario. Il linguaggio teatrale accomuna il corpo fisico degli interpreti (Teatro Metastasio Stabile della Toscana e Mercadante Teatro Stabile di Napoli) al corpo sociale dell’umanità corrotta. La rappresentazione mentale diventa ostentazione fisica, nudità dell’epidermide. Il concetto metaforico è la sua rappresentazione reale e il significato coincide con il significante. Considerando le vicende biografiche di Malaparte (la sua conversione al cattolicesimo), “La pelle” non canta il trionfo della morte, ma descrive il male in attesa della redenzione.

 




Teatro Valle  7 -18 gennaio 2009

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