Lovely day for a Picnic

mercoledì 25 novembre 2009

Non solo danza, una inedita Carla Fracci

 “IL LAGO DEI CIGNI”, A ROMA LO SPETTACOLO DEGLI ZAR




Artisti prestigiosissimi di levatura internazionale impreziosiscono con i loro nomi il fitto programma di recite previste fino a mercoledì 2 dicembre per il balletto forse più amato dal pubblico, “Il Lago dei Cigni”. Beppe Menegatti può ben dire che il Teatro dell’Opera di Roma è la capitale del mondo della danza. La musica sublime di Pëtr Il’ič Čajkovskij, le coreografie che Galina Samsova ha tratto dalla storica edizione di Marius Petipa e Lev Ivanov, i professori d’orchestra dell’Opera di Roma diretti dalla bacchetta di Andrey Anikhanov e Fabrizio Maria Carminati, le scene e costumi di Aldo Buti, il cameo di Carla Fracci nel ruolo della Regina Madre, il Corpo di Ballo al completo da lei preparato e un gruppo di star, questo il quadro complessivo delle professionalità coinvolte. La grande attrazione è l’artista acclamata in tutto il mondo Svetlana Zakharova insieme con Oksana Kucheruk, étoile a Bordeaux, la prima ballerina del Teatro Mussorgski di san Pietroburgo Ekaterina Borchenko, le due sorelle cubane Lorna e Lorena Feijoo. Alessandra Amato ha per la prima volta il ruolo di Odette/Odile:«Sento molto questo debutto. Dopo “La Gitana”, come protagonista sarebbe la seconda volta ma “Il Lago dei Cigni” è l’emblema del balletto classico. Il riconoscimento di stima della signora Fracci fa il suo effetto». Menegatti lancia un grido di allarme. Le scuole di tutto rispetto sono sempre meno, le compagnie non ci sono più. A Venezia, Torino, Trieste, Bologna, non c’è più il Corpo di Ballo. Resistono, oltre al Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Maggio Musicale Fiorentino. Segue anche il monito di Carla Fracci, che lamenta troppi bla-bla e richiama all’onestà del lavoro:«Si ricomincia, ogni giorno, alle prove, in prima posizione». Rispetto agli altri paesi europei il Teatro dell’Opera di Roma vanta, quanto a produzioni proprie, un indiscusso primato sul numero delle recite, copiose. Un allestimento storico, che vale da esempio, è “Il Lago dei Cigni”, la cronologia va a ritroso negli anni. Ne parliamo con la prima ballerina e regina della danza classica, Carla Fracci.



Cos’è la danza per lei?
«È la mia professione, un lavoro che faccio con entusiasmo e cerco di trasmetterlo ai giovani. Presuppone forza e capacità interpretativa. Qualcuno ci assimila a superbi automatismi, ma la danza ha un messaggio. Quando dico che non bastano le gambe, ci vuole il cervello, questo è. I passi hanno un significato, c’è bisogno anche del cuore. I nostri sono balletti di repertorio che hanno un forte richiamo e un gran successo, investimenti a cui teniamo, importanti anche per la crescita della compagnia, “healthy ballets”, come diceva Nureyev, tengono in forma».

A quale personaggio ha impresso maggiormente il suo segno?
«Sono conosciuta nel mondo per “Giselle” e “La Sylphide”, ma la mia carriera non si esaurisce ai titoli del romanticismo. Ho fatto l’attrice di prosa (non per vantarmi, ho un temperamento forte!) ».

Una Carla Fracci versatile.

«Tra le mie interpretazioni c’è Tamara Karsavina in “Nijinsky” di Herbert Ross, ho avuto una parte nel film di Mauro Bolognini “La storia vera della signora delle camelie”, quella di Giuseppina Strepponi nello sceneggiato televisivo di Renato Castellani “Verdi”. Sono stata Medea nello spettacolo diretto da mio marito Beppe Menegatti, che ha impaginato i versi di Apollonio Rodio, tratti dalle “Argonautiche”, nel testo di Euripide. Recito me stessa nel ruolo di direttrice del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma in “Fabbricanti di passioni”, documentario di Roberto Orazi prodotto nel 2007. Ho fatto la soubrette in un varietà tv con le sorelle Kessler e tanto altro ancora».

La definizione di eterna fanciulla danzante, seppure di Eugenio Montale, non le corrisponde più tanto?

«Non sono nata solo per danzare. Sono una donna pratica con una famiglia, ho due bellissimi nipotini: Giovanni ha cinque anni e mezzo e Ariele due. Mi reputo fortunata anche in questo senso. I valori fondamentali non bisogna dimenticarli. Non si può fantasticare tutta la vita, bisogna impegnarsi con serietà, senza bluff».




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