Ulderico Pesce al Palladium
“L’INNAFFIATORE DEL CERVELLO DI PASSANNANTE”

Il riposo che segue il definitivo congedo dalle vicende umane non è stato concesso a Giovanni Passannante, anarchico accusato di lesa maestà. Il 17 novembre del 1878, con la mente arroventata e satura della lettura della Bibbia e degli scritti di Mazzini e Garibaldi, aggredisce con un coltellino il re Umberto I in visita a Napoli, ferendolo appena. Il cerimoniale delle Milizie in divisa disposte in ordinate parate, con il popolo in festa in attesa della sfilata in carrozza dei coniugi sovrani, viene compromesso fatalmente dalla volontà vendicatrice dell’autodidatta propugnatore della Repubblica universale. Sono otto i centimetri dell’inoffensiva lama per porre fine agli antichi soprusi a favore di un assetto politico che garantisca agli anziani il diritto a una pensione e alle donne un assegno di maternità. Non il patrimonio ideale della Corona Sabauda, ma una libertaria spinta utopica contro una non riconosciuta autorità. Passannante chiedeva la possibilità di fondamentali cambiamenti sociali, la liberazione dell'uomo dallo sfruttamento economico e dalla schiavitù politica e sociale. Morì dopo anni di malsana prigionia in una cella di due metri per uno, alta uno e 50, posta sotto al livello del mare, al buio e ai piedi una catena con una palla di 18 chili. Il suo corpo fu gettato ai cani. Ulderico Pesce ne “L’innaffiatore del cervello di Passannante” ha sganciato la sua indignazione dal riserbo del non detto e ne ha fatto lirica ingenua, romantica e appassionata, sostenuta da un pregiato costrutto narrativo poeticamente risonante, percorso dalle corde tese di una commozione sensibile che si rinnova di sera in sera. Denunciando lo scandalo della bacheca contenente, dal 1936, resti umani per loro pubblica esposizione nel Museo Criminologico di Roma, continua l’eco della sfida di Antigone al Potere. Contro Antigone è il decreto di Creonte. “Contro di noi è la legge”, scriveva Vanzetti al padre. Contro Passannante era la polizia del Regno. La terra di Lucania non ha mai accolto tra le sue zolle quel suo figlio. Si chiede che abbiano sepoltura il suo cranio e il suo cervello, che possa riposare oltre che nel cuore dei suoi cari e di quanti ne hanno sposato la causa, nel suolo natìo. Tra canzoni, poesie e brani letterari, l'appuntamento con Ulderico Pesce è lunedì 19 marzo, alle ore 21.00, al Palladium di Roma. La petizione per seppellire i resti di Passannante è su: www.uldericopesce.com.
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