Molière
Tartufo, che entra solo al III atto, è un lestofante astuto che attesta di adoperarsi per il Cielo mentre ha a cuore il suo personale tornaconto. Piazzatosi subdolamente come tiranno domiciliare della morale fa appello alle virtù professando l’ascesi, mentre coltiva in segreto una passione non proprio platonica per Elmira (Licia Maglietta), moglie di Orgone. Codesto pio borghese, ingenuo prototipo di cristiano credente o scaltro egoista pater familias (chi può dirlo?), accetta di buon grado il (presunto) religioso nella sua dimora, con la delega educativa aspira al raggiungimento di una pace Zen e forse anche al mantenimento dei beni pilotando, despota, le nozze della figlia Marianna. In ogni caso Tartufo, che è riuscito a destarne la stima incondizionata, a carpirne la fiducia fino a lasciarsi nominare unico erede nelle volontà testamentarie, fa al caso suo. Orgone nell’interpretazione di Cecchi non è uno zimbello oggetto di ridicule, ma un personaggio enigmatico che costituisce coppia simbiotica con lo scellerato furfante. Il finto devoto ha dalla sua anche l’opinione entusiasta di Madama Pernella (Angelica Ippolito), madre-suocera-nonna in una nera maschera gotico-espressionista che tende a un’austera santità di vita lontana da festaioli eccessi mondani. In qualità di scomoda guida spirituale, l’imposteur non convince che loro. Nato dalla volontà di sembrare ciò che non si è, l’inganno si palesa al fine. Affascinante, inquietante, Valerio Binasco dà eccellente attoriale prova di sé, squisita la galanteria e untuosa la mistificazione. Carlo Cecchi non si prende la briga di entrare nel ruolo (sarebbe ordinario), ancora veste i panni dello scienziato Caccioppoli (eccentrico, sopra le righe), si permette un divertissement. Erede di Montaigne, Molière non gliel’ha proprio perdonata ai gesuiti del Collège de Clermont. Nei doppi settenari della traduzione di Cesare Garboli sotto inchiesta è l’ipocrisia religiosa, la mira alla cuccagna ingegnandosi nell’onorare il vitello d’oro. Nella mescolanza dei toni, “Tartufo”, la celeberrima grand comédie di Molière, sintesi di tutti i generi del teatro comico, è in scena al teatro Valle fino al 1° Aprile.
13 marzo-1 aprile
Teatro stabile delle Marche-Le città del teatro
CARLO CECCHI
Tartufo
di Molière
traduzione Cesare Garboli
regia Carlo Cecchi

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