La storia di Swanilda, bella fanciulla affascinata irretita e trasformata dal mago regista e demiurgo Coppelius, si snoda al ritmo vivace delle coreografie firmate da Luigi Martelletta, una narrazione illustrativa quanto basta, colorata, di sicuro impatto emotivo, con l’obiettivo di far sorridere il pubblico nello stile godibile del musical. Ne è protagonista indiscusso in Italia, da quel “Cantando sotto la pioggia” successivo all’incontro con Saverio Marconi, Raffaele Paganini. In questa versione di “Coppelia”, opera tratta dal libretto di Charles Nuitter e Arthur Saint-Léon con musica di Leo Delibes, da un racconto di Hoffmann, entrata nel repertorio dell’Opéra di Parigi nel 1871, le sequenze danzate suggeriscono l’effervescenza gioiosa degli anni 50, l’entusiasmo curioso di una una piccola comunità che si ferma alle porte di uno studio, fucina di star tappezzata di locandine felliniane, laboratorio occulto da cui uscirà una diva pronta per Hollywood. Il dualismo tra ideale e reale, innocenza e seduzione, bene e male perde valore reale ma non smalto nelle movenze sciolte della Compagnia di Raffaele Paganini.Partiamo da Hoffmann, avete indagato il testo nei suoi simboli?
«Un pò abbiamo indagato e siamo arrivati a questi che non sono esattamente stravolgimenti, ma solo cambiamenti. Quello che ci ha portato a esprimerci nella maniera in cui ci siamo espressi Martelletta e io è stata la nostra esperienza, artisticamente siamo nati insieme, colleghi e amici da sempre. La storia è stata rispettata, abbiamo tutto: la bambola, la chiave, le case. L’ambientazione negli anni 50/60 piaceva a me personalmente, è un periodo storico che amo molto, me ne hanno parlato tanto i miei genitori, specialmente mia mamma, da qui è nato Coppelius cineasta. C’era stato il grande boom del cinema oltreoceano e di riflesso anche qui in Europa...».
Il sogno possibile...
«Il senso era quello. Ovviamente non ci dobbiamo dimenticare che stiamo trattando una favoletta attraverso la quale ci possiamo permettere di far ballare una bambola. I balletti si ispirano per la maggior parte alle favole: Cenerentola, La bella addormentata, Lo schiaccianoci, ma non mi sono fermato più di tanto a elaborare, io danzo, faccio spettacoli per la gente. Vorrei che le persone riuscissero a leggere i miei balletti con semplicità, non tutti sono ballettomani! Molti vanno all’Opera non conoscendo perfettamente il significato intrinseco di quello che è o il perché. Io il perché lo metto sempre nella volontà di dare sorriso con l’intrattenimento. Spesso come artista non penso, ma vivo la mia professione ogni giorno, per uno spettacolo che si possa recepire senza avere un libro in mano, una coreografia che arrivi al pubblico senza pretendere necessariamente che sia erudito, riuscire a far comprendere il tema nell’ordine cronologico della storia. Questa è la mia priorità come artista».
Quanto è artefice di una forma e quanto lei stesso forma plasmata?
«Io sono assolutamente forma».
TEATRO ITALIA
20 marzo – 1 aprile
Raffaele Paganini
Coppelia
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