Lovely day for a Picnic

mercoledì 25 aprile 2007

LA DRAMMATURGIA DI EMMA DANTE E GAETANO BRUNO AL PICCOLO JOVINELLI

"IL FESTINO"


Emma Dante muove il suo teatro sulle corde di un’ironia sottile tra la vita e la morte, costruisce una clownerie dallo shock abrasivo.  Ci sono due gemelli, la cui identità spesso si confonde. Pare che essi debbano scontare drammatici deficit del DNA, fatali imperfezioni, colpe originarie. Il meccanismo del ‘doppio’, di solito comico, qui consiste in una relazione simbiotica che eleva a potenza l’assurdità della solitudine di due fratelli omozigoti portatori di handicap. Paride è “aggrippato ‘ntesta”, Jacopo leso alle gambe, tutti e due abbandonati da papà e mamma. A un certo punto Jacopo muore, ma non fa notizia in famiglia.
Ultima produzione, “Il festino” si svolge in uno sgabuzzino che da negletto luogo di castigo diventa scelta abitativa alternativa, location di vivaci fantasie relazionali per i due emarginati. Il compleanno si festeggia lì. Il sopravvissuto, impegnato in un formidabile, grottesco, instancabile carosello, cola sudore, non sangue, tenta di rianimare il gemello in fin di vita come anche le scope pronunciando: “thalita kum, thalita kum”... Ma i miracoli sono roba da Dio.
 Ne parliamo con l'attore Gaetano Bruno.
Qual è l’idea di teatro che condivide con Emma Dante?
«Un teatro di necessità, un’urgenza nel dire… tutto veicolato attraverso un lavoro sulla fisicità molto forte. È indispensabile voler stare, voler dire, voler raccontare. È stato fondamentale aver incontrato Emma, si sono uniti due modi di concepire il teatro: dal punto di vista registico e dal punto di vista dell’attore. “Il festino” è il racconto del disagio di Paride, abbandonato dalla famiglia, dalla vita stessa. Non è un teatro di denuncia il nostro. Il tentativo di Paride è quello di rimettersi continuamente in piedi e questo l’ha imparato all’interno di una condizione claustrofobica durante l’adolescenza, quando ha tentato disperatamente di mettere in piedi delle scope per cercare di vincere il senso di colpa nei confronti di questo fratellino che è rimasto in carrozzina. Adesso che Jacopo non c’è più, Paride crede di poterlo far rivivere attraverso i suoi giochi».
Lei collabora alla scrittura drammaturgica oppure il lavoro di partitura corpo-voce viene dopo?
«È un continuum. Emma ha un’idea drammaturgica che poi viene sviluppata in scena attraverso delle improvvisazioni, una partitura che viene indirizzata da lei, su proposte che faccio io. Le battute anche, un lavoro d’ensemble. Io sono dentro le situazioni, lei ha un occhio esterno».




“Il festino”  dal 19 al 29 aprile 2007 al Piccolo Jovinelli

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