Lovely day for a Picnic

venerdì 27 aprile 2007

DUE GENERAZIONI PER GIOCARE DUE PARTITE

La pièce di Cristina Comencini torna al Teatro Valle


 
“Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l'umanità femminile”. Donna un giorno sarai, semplicemente, un essere umano, in relazione con un altro essere umano. Questa è la profezia di Rainer Maria Rilke. Un trasformato amore sarà l’incontro di due identità non solamente circoscritte a maschio e femmina, che si custodiscono, delimitano e salutano a vicenda. “Ma un conto è scrivere e un conto è vivere”, si dicono quattro mamme riunite insieme mentre fanno un bilancio generazionale. In “Due partite” Cristina Comencini indaga brillantemente l’inesaurita, inconclusa questione femminile. La donna è moglie dalla vocazione oblativa, madre che contiene in sé un altro essere. Ma in questo disegno si insinua spesso fatalmente l’infelicità. Nel ménage di coppia si aprono abissi, altro insomma dall’esultanza appassionata dello sposo per la sposa nel “Cantico dei cantici” tra i cedri del Libano. La procreazione sembra allontanare dalla razionalità logica, dall’efficientismo apollineo del modello virile a cui anche le donne tendono. Sembra di capire che il salto qualitativo delle relazioni – sorta di progresso - sia abbandonare le differenze di genere quando queste siano legate a ruoli sociali fissi e imposti. Quindi il lavoro, gratificante, permetterebbe un’evasione da sé e l’accesso a una dimensione altra rispetto all’ordinaria quotidianità, la scelta professionale, panacea per tutti i mali, rimarrebbe un punto fermo. Ma alcune caratteristiche e prerogative, piuttosto che sparire, si invertono. Se è lei a essere una pianista di successo, sarà lui ad aspettarla ansiosamente a casa.
Esperienza che sottende le parole dei dialoghi in scena è l’indifferenza tra i coniugi, che separa come una scure. Emblematicamente citata, Sylvia Plath (che a detta di Ted Hughes “forse, in una cultura diversa sarebbe stata felice”) mette a punto l’arte di morire l’11 febbraio 1963 con la testa nel forno, ispirando probabilmente il suicidio di uno dei personaggi. Ma la pièce è all’insegna di un’ironia che con allegro garbo tratta quel che rimane di più di cent’anni di solitudine, di madre in figlia, una delusione non completamente denunciata e risolta. Affiatate e bravissime Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo.


Al teatro Valle ETI di Roma
10 aprile-6 maggio
Associazione Culturale Artisti Riuniti
MARGHERITA BUY, ISABELLA FERRARI
MARINA MASSIRONI ,VALERIA MILILLO
Due Partite
di Cristina Comencini
regia Cristina Comencini

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