Da tre anni Ulderico Pesce racconta la vera storia di Giovanni Passannante, l’ anarchico lucano che il 17 novembre del 1878 aggredì con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, il Re Umberto I di Savoia. Il sovrano rimase perfettamente illeso. Ciò non valse all’attentatore uno sconto di pena. Passannante fu rinchiuso nella Torre della Linguella sull’Isola d’Elba in una cella buia situata sotto il livello del mare. Segregato, fu torturato per più di dieci anni. Ammalato di scorbuto, diventò cieco e arrivò a mangiare le sue stesse feci. Quando nel 1910 morì, gli fu tagliata la testa, aperto il cranio, il cervello prelevato e messo sotto formalina. Oggetto di studi lombrosiani, dal 1936 i suoi resti sono esposti nel Museo Criminologico di Roma. Tutti hanno diritto alla sepoltura. Questa è la piena convinzione di Ulderico Pesce che chiederà all’attuale ministro della Giustizia Clemente Mastella, tramite la consegna delle firme raccolte con una petizione popolare (attualmente circa quattromila), di autorizzare la degna sepoltura di cranio e cervello dell’anarchico che chiedeva per il Sud dell’Italia gli ospedali, le strade, i tribunali, la giustizia. “L’innaffiatore del cervello di Passannante”, pièce di e con Ulderico Pesce basata su una ricostruzione storica ricavata da atti conservati all’Archivio di Stato di Napoli e dagli articoli giornalistici di Anna Maria Mozzoni, è tutte le sere alle ore 20.45 al teatro Cometa off fino al 25 febbraio. Info: via Luca Della Robbia 47, tel: 06. 57284637.
Cosa la induce a fare teatro civile e di narrazione?
«Diciamo che tutte le cose che porto a teatro sono argomenti, tematiche che sento necessarie, lotte democratiche fatte non con le armi ma con la ragione e la passione. Lo spettacolo è la denuncia di una situazione aberrante. Lo Stato italiano e i Savoia hanno dimenticato il cranio e il cervello di una persona in bacheca, persona che voleva la libertà, la Repubblica, la dignità dei lavoratori: battaglie non per sé ma per gli altri».
Come considera l’Anarchia?
«Le richieste degli anarchici sono sempre risultate molto serie, a favore dei diritti civili dei lavoratori, a favore della povera gente. L’uso delle armi oggi è riprovevole sotto tutti i punti di vista… Non voglio passare per un terrorista, il problema non è tanto se le istanze dell’Anarchia siano giuste o no. Il tema dello spettacolo sono i diritti umani. Questa persona non solo ha passato le pene dell’inferno in vita, ma anche dopo la morte ha subìto uno scempio. Lo spettacolo nasce dal profondo desiderio di restituire dignità a quest’uomo, toglierlo dal museo e rivalutare la sua figura. Non è un criminale: uno, perché non ha ammazzato nessuno; due, perché aveva degli ideali che appartengono alla politica di quegli anni. A Agesilao Milano, l’attentatore di Ferdinando IV di Borbone, sono state dedicate le statue nelle piazze... Monarchia oscurantista era l’una e monarchia oscurantista era l’altra».


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