Pereira è un vedovo che dialoga con il ritratto della moglie meditando sull’esistenza e sul destino dopo la morte, pur non convincendosi della risurrezione della carne. Ex giornalista di cronaca nera e direttore della pagina culturale di un giornale del pomeriggio, il “Lisboa”, ama mangiare omelettes alle erbe aromatiche e bere limonate zuccherate in uno stato di calma apparente, velato da un’opacità che sa di sospensione del giudizio. Imperturbabile si aggira perplesso. Il mondo entra nelle sue abitudini attraverso Manuel, il cameriere del Café Orquidea che lo aggiorna sugli eventi dell’attualità. Il giudizio sulla dittatura militare di Antonio de Oliveira Salazar non tarderà a manifestarsi: quella di Pereira è una meditata contestazione del regime, una ribellione alla fascistizzazione dall’alto iniziata in sordina. Mentre traduce pagine di letteratura francese dell’Ottocento e coltiva un dialogo spirituale con padre Antonio (che è contro il Governo e a favore della Rivoluzione), dà fiducia e sostegno economico a un giovane intellettuale socialista. In una clinica talassoterapica incontra il dottor Cardoso che lo introduce alle teorie psicanalitiche di Théodule Ribot e Pierre Janet (di cui anche Freud si è interessato): la personalità sarebbe costituita da una confederazione di anime sotto il controllo di un io egemone, che cambia a seconda delle fasi della vita. Avviene la svolta. Accade che la graduale erosione di un pigro assestamento sui ricordi lasci avanzare una coscienza politica aperta al futuro, forte della protezione istintiva verso Monteiro Rossi, il sovversivo diplomato in lettere fidanzato di Marta. Il suo barbaro assassinio indigna Pereira che sfida la censura e mette in pagina, denunciandola, la violenza squadrista avvenuta nel suo appartamento. L’esilio solipsistico in patria finisce, evolve in aperta eversione e amore per la libertà. Pereira si rifugia in Francia. Ha vinto.
Paolo Ferrari vive una nostalgica metrica interiore al ritmo di fado, una intima e silenziosa saudade in versi con accordo tonale dimesso. Eguaglia il Mastroianni cinematografico.
La pacatezza di una messinscena minimalista a tratti di sapore letterario è scandita, come nel romanzo di Antonio Tabucchi dal sintagma "Sostiene Pereira", pronunciato dall'attore portoghese Amandio Pinheiro, enigmatico testimone. Si potrebbe avanzare qualche riserva sui corali movimenti coreografici al ralenti. Ottima versione teatrale di Gianni Guardigli e Teresa Pedroni.
Al teatro Valle ETI di Roma
dal 16.01.2007 al 04.02.2007
dal 16.01.2007 al 04.02.2007

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