Lovely day for a Picnic

sabato 25 marzo 2006

PER TUTTE LE SORELLE DI SHAKESPEARE!

Laura Curino e la scrittura di Virginia Woolf




La Fondazione del Teatro Stabile di Torino presenta al Piccolo Eliseo Teatro Studio di Roma Una stanza tutta per me. Ovvero: Se Shakespeare avesse avuto una sorella scritto da Laura Curino in collaborazione con  Michela Marelli, progetto di Roberto Tarasco. Lo spettacolo, interpretato da Laura Curino con la regia di Claudia Sorace, è al Piccolo Eliseo Teatro Studio di Roma dal 22 marzo al 2 aprile 2006.





Dal connubio creativo di sensibilità femminili e fini ingegni, attraverso sapienze letterarie e fiere rivendicazioni, fino alla distesa reciproca accettazione e comprensione dei sessi, viene a noi “Una stanza tutta per me. Ovvero: Se Shakespeare avesse avuto una sorella” di e con Laura Curino, in collaborazione con Michela Marelli, da un progetto di Roberto Marasco, per la regia di Claudia Sorace, in scena al Piccolo Eliseo Patroni Griffi. Ispirato al testo di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé” del 1929, in cui si asserisce che la creatività non può prescindere dall’indipendenza economica e da uno spazio proprio in cui scrivere per esercitare un “pensiero saldo”, il monologo arriva in platea vivacemente arguto.

A che punto della sua carriera si trova Laura Curino?
«Innanzitutto sono lieta di avere una carriera! Non era così scontato. L’anno prossimo sarò in tournée con uno spettacolo che adoro, “Il sorriso di Daphne”. Dopo anni che faccio monologhi, mi è arrivato il testo di un signore che si chiama Vittorio Franceschi, fondatore di “Nuova scena” (la compagnia di Dario Fo agli esordi), noto per aver scritto i testi di Alessandro Haber. Quando l’ho letto ho detto: ‘Accidenti! Forse questo va!’. Dialoghi veri, quelli che accadono tra le persone. Sembra una commedia di Neil Simon, allegra, divertente… il tema è l’eutanasia. Il regista è Alessandro D’Alatri, che normalmente fa cinema. È anche uno splendido regista di pubblicità, quindi abituato a lavorare su un’alta condensazione di senso. Siccome penso che oggi a teatro ci sia sbrodolo di senso, mi piace confrontarmi con qualcuno che ha questo gusto. Non a caso lavoro con Claudia Sorace su Virginia Woolf».

In che modo è stato ritagliato il personaggio di Virginia Woolf?
«La storia, in Italia, ci consegna il ritratto di Virginia Woolf come di una donna bellissima, con la grande cultura ‘ansiosa di sé’ dell’autodidatta (all’epoca le donne non avevano accesso all’università, a una cultura sistematica), con una biografia tragica. Virginia vive continue morti legate all’amore e al sesso. Il cuore della faccenda è la sua malattia mentale, la schizofrenia. Ma è nota presso i suoi amici e i suoi contemporanei come una creatura di riso e movimento. Aveva un senso della battuta eccezionale, cercava nella sua letteratura la frase giusta e la trovava subito. La domanda ‘Perché diavolo non abbiamo donne letterate?’ se l’era posta anche lei. E ha risposto meravigliosamente… Ognuna di noi non vale in sé, ma in continuità con quelle che sono venute prima e in anticipazione, sostegno, cuscino per chi verrà dopo».

Nessun commento:

Posta un commento