“POLITICAL MOTHER”
Israeliano di nascita, da nove anni in Europa, artista cult della British dance, Hofesh Shechter è autore di coreografie energiche. Accostamenti di quadri dall’oscurità affiorano alla visibilità per scomparire e apparire di nuovo, in dissolvenza incrociata. Le percussioni ritmano l’andamento marziale, un popolo minacciato cerca di non soccombere alla Storia. Coesione di gruppo a impatto rock, vaneggiamenti assassini, asiatica finezza da minuetto, coni di luce disegnano su piani diversi un racconto danzato per immagini.
World premiere al Brighton Festival 2010, “Political Mother” si offre come dato sensoriale da esperire, nell'ambito di un assetto visivo vicino al discorso cinematografico.
La tensione tra gli opposti, la relazione di prossimità tra componenti etniche e sociali differenti nello stesso territorio, l’accostamento azzardato tra parole nello stesso titolo - che unisce in una realtà sintetica bios e psyché - sembra una delle suggestioni offerte dalla pièce. Con riferimento a un sistema valoriale semantico - o asemantico - una delle istanze possibili è l’attivazione di una dialettica: physis e téchne, nascita e morte, pulsionalità e capacità generatrice, arte di governare attraverso necessarie suddivisioni gerarchiche e repressive e necessità di una comune koiné, input sensoriali e conseguenti appropriate risposte muscolari e interne.
La musica è una fonte d’ispirazione.
Shechter debutta nella direzione con “Fragments” e vince la Serge Diaghilev Choreography Competition. Nel giugno 2006 presenta al pubblico “Uprising” e l’anno successivo è eletto artista emergente nei tre spazi centrali della produzione teatrale londinese: il The Place, il Sadler's Wells e la Royal Festival Hall. Batteria rock, movimento, energia, fisicità, emotività, nel marzo 2007 s’impone sulla scena internazionale con ”In your rooms”, presentato all’Auditorium Conciliazione per Romaeuropa Festival 2009.
La musica è una fonte d’ispirazione.
Shechter debutta nella direzione con “Fragments” e vince la Serge Diaghilev Choreography Competition. Nel giugno 2006 presenta al pubblico “Uprising” e l’anno successivo è eletto artista emergente nei tre spazi centrali della produzione teatrale londinese: il The Place, il Sadler's Wells e la Royal Festival Hall. Batteria rock, movimento, energia, fisicità, emotività, nel marzo 2007 s’impone sulla scena internazionale con ”In your rooms”, presentato all’Auditorium Conciliazione per Romaeuropa Festival 2009.
Accostamenti, allineamenti, balletti sul posto, organizzazione delle parti tra loro: le unità minime strutturano un insieme rispondente alla combinazione di un sintagma, diciamo così, con l’altro. Come segni apparentemente scomposti ma combinati in sequenze di un alfabeto primordiale, plastico, gli interpreti danzano e resocontano l’esplorazione di movimenti nati arbitrari, poi coordinati in successione. Le forme ellittiche delle schiene arcuate, l’ovale disegnato dalle braccia aperte che si congiungono nelle mani (le dita combaciano l’una sull’altra come le forchettine del pittore Giuseppe Capogrossi), le adunanze a pugno chiuso evocano la primitiva contemporaneità della sussistenza in branco. Viene riscoperta la verità dell’istintualità nell'ambito di un processo creativo complesso e in corso, una sequenza di brani che non vuole esemplificare teorie o raccontare una storia, ma solo piccole storie. Sfatando miti intellettualistici o religiosi, l’essere umano appartiene al regno animale e ciò basti, sembra voglia dire.
«”In your rooms” - spiega il coreografo - è la ricerca di un luogo interiore dell'individuo da cui entrare e uscire con la danza. Il processo della creazione fluisce in me in modo del tutto caotico. Sono le coincidenze che creano una fortunata catena di eventi. È come seguire dei segnali in un gioco di associazioni». Nella semioscurità scimpanzé si assemblano: “Uprising”, prima esecuzione del dittico, racconta l’incipit della storia evolutiva.


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