Commedia di Carlo Goldoni che esordì nel 1747, “I due gemelli veneziani”, per la regia di Antonio Calenda, è un prodotto confezionato per il largo pubblico. Massimo Dapporto, forse più a suo agio sul grande e piccolo schermo che sul palco, si cimenta nell’identità divisa di Tonino e Zanetto (il gemello scemo e il gemello meno scemo). Accenni di psicologia umana, assaggi di mentalità borghese, istruzioni per un matrimonio ben riuscito, qui pro quo, pozioni magiche e il gioco è fatto. Nella drammaturgia settecentesca rimane un vaghissimo sentore delle maschere della commedia dell’arte. Sulle belle scene ariose e azzurrine di Pier Paolo Bisleri, un delizioso Arlecchino (Adriano Braidotti) ricorda quella che era la maestranza del corpo-in-vita in costante disequilibrio degli attori saltimbanchi. Per il resto, la fabula degli innamorati, asse serio ereditato dalla commedia erudita, arriva pianin pianino a compimento tra equivoci, intrighi e malintesi.
Teatro Quirino
Dal 3 febbraio all’1 marzo
Noctivagus e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
presentano Massimo Dapporto in
I DUE GEMELLI VENEZIANI
di Carlo Goldoni


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