In sede di conferenza stampa Beppe Menegatti saluta con entusiasmo la vittoria di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, difende tuttavia la sua personale fiera appartenenza al nostro Paese che se non sogna con le borse di Wall Street lo fa con il melodramma:«Sono molto contento di essere italiano». Al Teatro Nazionale si apre il sipario su “La somnambule, ou l’arrivée d’un nouveau seigneur”, la storia ambientata in Provenza precorre l’atmosfera di “Giselle”. Del balletto in tre atti che registrò un successo clamoroso all’Opéra di Parigi il 19 settembre 1827, Eugène Scribe e Jean Pierre Aumer curarono la stesura del libretto, mentre scrisse la musica il prolifico Ferdinand Hérold, attivissimo al Théâtre-Italien e all’Opéra Comique della capitale francese. Della coreografia è andato tutto perduto. Accanto alla signora Fracci, a Luciano Cannito e alle eccellenze rappresentative del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma come Gaia Straccamore, Alessandro Riga e Giuseppe Picone, Menegatti colloca questo gioiello dimenticato della danza protoromantica nel suo contesto. Detentore di memoria storica il regista fiorentino volge lo sguardo a ritroso ricordando il nome di Felice Romani, librettista poeta e critico musicale sodale di Vincenzo Bellini (si cimentarono nella nuova edizione della “Somnambule” del 1931), rivisita il tempo antico strappando all’oblio Carolina Rosati, allieva del maestro Carlo Blasis, propone poi l’iperbole di un ideale palinsesto: «Dovremmo rappresentare tutti i giorni sia “La somnambule” che “L’elisir d’amore” e la sera “Macbeth” e “I cavalieri della rosa”». In una sorta di ricerca della coreografia perduta, Cannito, che non si considera un filologo tersicoreo, spiega come abbia dovuto ricostruire la trama dei gesti lavorando sulle scarse fonti a disposizione, cioè dagherrotipi e foto, oltre a tener conto delle tracce delle messinscene della “Somnambule” al Royal Danish Ballet nel secolo scorso. Il coreografo si cimenta con il registro non troppo frequentato del melodramma giocoso:«Il mio non è un balletto classico, non è accademico né romantico in senso proprio. È un balletto buffo per lo stile, lo spirito, il profumo. Questo genere in realtà non esiste, mentre esiste l’opera buffa».
La somnambule
Teatro Nazionale
Musica di
Ferdinand Hérold
Ferdinand Hérold
Balletto in tre atti
Libretto da Eugène Scribe e Jean Pierre Aumer
Libretto da Eugène Scribe e Jean Pierre Aumer
Durata 2 ore e 20 minuti (intervalli inclusi)
Prima rappresentazione Sabato, 8 Novembre 2008, ore 20.30
Repliche
Domenica, 9 Novembre, ore 16.30
Giovedì, 13 Novembre, ore 11.00 (scuole)
Martedì, 11 Novembre, ore 20.30
Venerdì, 14 Novembre, ore 20.30
Mercoledì, 12 Novembre, ore 11.00 (scuole)
| Coreografia | Luciano Cannito |
| Direttore d’orchestra | Benedetto Montebello |
| Scene e costumi | Elena Puliti |
| Regia | Beppe Menegatti |
| Disegno luci | Patrizio Maggi |
Interpreti
| Edmond, giovane ricco fittavolo | Alessandro Riga (8, 9, 13, 14) / Claudio Cocino (11, 12) |
| Messieur De Saint-Rambert, giovane colonnello dei fucilieri, proprietario del castello | Giuseppe Picone (8, 9, 13, 14) / Damiano Mongelli (11, 12) |
| Il Notaio del luogo | Guido Pistoni |
| Olivier, trombettiere dei fucilieri, domestico di Saint-Rambert | Domenico Casedonte |
| Therese, orfanella allevata da Mamma Michaud | Gaia Straccamore |
| Mamma Michaud, mugnaia e madre adottiva di Therese | Laura Di Segni |
| Gertrude, giovane vedova, locandiera | Catia Passeri |
| Marceline, servetta nella locanda di Madame Gertrude | Viviana Melandri |
ORCHESTRA E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA
Nuovo Allestimento


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