SE CECHOV DIVENTA UNA BURLA
Ljuba, proprietaria della tenuta con annesso adiacente giardino di ciliegi, luogo reale e simbolico di memoria, torna con la figlia Anja nella provincia russa della sua infanzia. La nube bianca infiorescente, la casa padronale e i suoi anziani servitori sono beni messi all’asta per pagare l’ipoteca. La proprietà non sfuggirà alla lottizzazione. La pièce si chiude con l’abbattimento degli alberi. L’impianto drammaturgico di Cechov ha la sua ragion d’essere nella traduzione dell’intraducibile, i rimpianti del passato e le aspettative volte a un coniugale futuro redentivo o al progresso conquistato dalla cultura, l’interiore consunzione accompagnata dall’andamento ciclico delle stagioni, il mancato radicamento e la resa di fronte alla vita limitata al suo potenziale. I personaggi vivono il tempo come bulbi trasparenti affaccendati a lasciar scorrere sabbia finissima nel moto discreto e inesorabile delle clessidre. Concepita dall’autore come commedia, quest’opera può essere declinata in tragedia (così Stanislavskij) o in farsa a seconda che si presti attenzione al sottotesto delle partiture in psicologico scandaglio o che, accentuando l’altalena tra entusiasmo e pathos, si evidenzi la futilità dell’umano agire puntando sulla clownerie (la biomeccanica di Mejerchol'd è un’altra storia). Sembra che Ferdinando Bruni (regia, scene, costumi) nei panni del mercante Lopachin, con il suo Teatro dell’Elfo (dodici attori tra cui Ida Marinelli - Ljubòv Andriéievna e Elio De Capitani - Gaev), abbia optato per una soluzione illustrativa e manieristicamente indicativa più che interpretativa. Le battute rimaste alla superficie enunciativa impoetica caricaturale cadono nell’insensatezza alimentando un clima isterico, trasformano “Il giardino dei ciliegi” in burla. Di sottrazione in sottrazione è stata sottratta bellezza. Il décor è naturalistico, lo scandalo consiste nell’inerzia della geografia emozionale dei poveri astanti in platea (giudizio se non estendibile all’intero pubblico sicuramente rispondente alla personale esperienza soggettiva di chi scrive).
Teatro Quirino 22 aprile - 4 maggio 2008

Nessun commento:
Posta un commento