Lovely day for a Picnic

sabato 9 febbraio 2008

MASSIMO CASTRI, PIRANDELLISMI

“Così è (se vi pare)”

 Fare trenini durante una festa di carnevale non è poi così interessante, a animare la comitiva in maschera è principalmente il pettegolezzo. Finalmente a dissipare la noia nascosta nella foggia elegante e allegra dei travestimenti interviene lo strano caso di un marito, di una fantomatica moglie e di una suocera scampati alla tragica fatalità di un terremoto nella Marsica, giunti da poco nella nuova cittadina, accolti con sospetto e sbrigliata curiosità nell’ambiente provincial-borghese di primo Novecento. Il gossip si fa serio. Trattandosi di una pièce di Pirandello il gioco non si limita a gettare discredito sull’Italietta benpensante riunita in parata nell’inflizione del nulla a tutto tondo cui si riducono riunioni conviviali scevre di finalità e senso. Il discorso filosofeggiante, caro al drammaturgo, si estende a considerazioni di carattere ontologico sull’impossibile univocità della verità quando non si riferisce al tranello cui si riduce l’infingitrice realtà quotidiana. Non è dato conoscere alcunché se non la mutevole e inaffidabile apparenza del mondo. Il signor Ponza ha affittato un appartamentino all’ultimo piano di un caseggiato per la moglie, segregata in casa, e un alloggio poco distante per la madre di lei, la signora Frola. Alle due donne sarebbe impedito di vedersi, l’unica concessione quella di comunicare da finestra a finestra. Il dibattimento su chi siano costoro, sul come e perché delle stramberie che riguardano il trio costituisce l’ordito base di “Così è (se vi pare)”, mozzo confronto di punti di vista non del tutto verificabili, di opinioni non suffragate da fatti certi, di ipotesi e/o illazioni che divergendo nettamente contraddicono e deleggitimano ogni pretesa blandamente ermeneutica. L’identità contesa di quella che sembra un’apparizione ambigua è di Lina, prima moglie e figlia della signora Frola o Giulia, seconda moglie? La follia sembra l’unico stato mentale che permetta un campo aperto di tensioni insostenibili. Massimo Castri mette a punto una squisita regia, eguaglia il Magritte di “Ceci n’est pas une pipe” quando la coppia enigmatica (chi ha perso il senno, il genero o la suocera?), in pieno svolgimento d’opera, si inchina per gli applausi dopo l’esecuzione di un “coupe du théâtre”.
Il desiderio disperato di un ritorno dall’Ade, la speranza di una vita nuova strappata alla morte che si può supporre a carico di una madre che conserva l’eco di Donn’Anna (“La vita che ti diedi”), come pure l’insufficienza delle testimonianze addotte a provare l’esistenza autentica e reale di questo o quel soggetto, tutto fa pensare a una sorta di teorema indimostrabile, di relativismo gnoseologico, di insoluta querelle evangelica.



Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, in scena al Teatro Quirino di Roma dal 5 al 24 febbraio

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