Lella Costa è sola in scena eppure è circondata da esistenze che confeziona con la voce, depositarie di un’umanità nata prima delle leggende e percorsa da passioni che sanno d’amore, di duelli, di morte, come Shakespeare riporta, fino a incarnarsi su un palcoscenico. Maestra nel contrappunto ironico che riduce a leggerezza amabile vissuti che precipitano verso la fine, coordinatrice di parole poetiche che salpano dall’immaginazione e approdano nella coscienza, chiama a sfilare personaggi che fioccano allegramente come coriandoli in una tragedia che non sembra essere tale. Vari modelli antropologici drammaturgicamente si intrecciano. Sagome affiancate come tinte che stridono, Claudio e Gertrude, Amleto, Laerte e Polonio aprono scenari sulle pulsionalità orientate a nozze avventate, alla spada, al complotto di corte, mentre Ofelia, protagonista e vittima di un erotismo misto a fede, annega in acque calme e scure, quelle del fiume su cui le sue vesti sparse come una corolla aperta, appesantite, sono attratte dal fondale. La vivacità intelligente e spigliata di un’attrice amata dal suo pubblico, una delle fondatrici dell’ONG “Emergency” oltre che civilmente impegnata attraverso un indispensabile humour, fa sì che la capacità di astrazione del Bardo passi indenne le epoche del tempo e sia motivo di rinnovato interesse concretandosi sulla scena fino al momento dell’applauso.
Amleto c’è o ci fa? Non è dato saperlo, o meglio, Lella Costa, coautrice insieme a G. Gallione e M. Cirri dell’ “Amleto” (musiche Stefano Bollani, costumi Antonio Marras, scene Guido Fiorato, luci Marco Elia) in scena al teatro Ambra Jovinelli fino al 2 dicembre, pone in evidenza, dopo il celebre interrogativo del III atto reso nell’attuale “implodere o non implodere”, questo fatto: che se il principe di Danimarca avesse voluto vendicarsi del paterno omicidio per mano dello zio, lo avrebbe potuto fare senza metter su pazzie con imprevisti danni collaterali. La mite Ofelia cade, incrina la sua ragione perché non tollera inganno. La promessa di amore verace, fattale da colui che ai suoi occhi era esempio incorrotto di antica beltà, è parola vana. La regalità è cosa remota. Così inizia la pièce, con l’immagine di una macina di pace e abbondanza che inabissatasi nelle profondità del mare continua a macinare flussi di coscienza.
Al teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 13.11.2007 al 02.12.2007
Lella Costa in
“Amleto”
da William Shakespeare
di L.Costa, G. Gallione, M. Cirri - musiche Stefano Bollani - costumi Antonio Marras - scene Guido Fiorato - luci Marco Elia - regia Giorgio Gallione

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