Non vedere, ma sapere. Muoversi con il corpo vivendo lo spazio celato agli occhi, oltrepassare il buio con l’immaginazione. “Fiori” di Giulio Marzaioli, regia di Romina De Novellis, è un’esplorazione dell’enigma che sottende la vita e assicura all’esistenza una soglia ulteriore di conoscenza e poesia, l’anima innamorata. Ispirata a Virginia Cherril, cieca venditrice in “Luci della città” di Charlie Chaplin, e a una novella di Schnitzler in cui una storia d’amore, nonostante i tradimenti, continua misteriosamente dopo la morte, la danza di Luna Marongiu è l’affioramento di un lirismo non ancora tramutato in atto, vivo e addensato in un livello di performance che precede l’espressività. Al suono del piano, della fisarmonica e del violino, rivive la pantomima romantica e malinconica di Charlot, fatta di accenni e segni evocatori.
«Lo spettacolo segna un percorso, nasce da alcune sensazioni. Sono due anni che lavoriamo a quest’immagine della fioraia non vedente, a cui si è unita la seconda suggestione tratta da “Fiori” di Schnitzler, storia molto passionale e intensa. È nato così l’abbinamento di questi due riferimenti culturali, il tutto fuso dalla scrittura di Giulio Marzaioli. È molto onesto come lavoro, parte da conoscenze fatte, incontri casuali, sogni. Lo spettacolo è un prodotto molto sincero. Come il precedente spettacolo “Sottopartitura”, conserva un minimalismo assoluto, un’asciuttezza e una naturalezza sia nel gesto che nell’interpretazione, non c’è artificio. Ha un punto in più di verità. A me piace lavorare sul corpo non in maniera coreografica, ma interpretativa. Un lavoro di questo tipo basato sull’immobilità e sulla cecità, dà alla danzatrice ulteriori stimoli», così la regista parla del suo spettacolo, lamentando l’assenza di circuiti e spazi per le compagnie giovani di teatro di ricerca. La compagnia “Denoma” è in scena il 7 e 8 aprile alle ore 21.00, il 9 aprile alle ore 18.00 al teatro Furio Camillo (via Camilla 44).

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