DA NEW YORK, IL CEDAR LAKE CONTEMPORARY BALLET
Il registro tonale polifonico è la cifra del Cedar Lake Contemporary Ballet. La compagnia di elevatissimo standard tecnico e performante, fondata nel 2003 da Nancy Laurie e diretta da Benoit-Swan Pouffer, si apre alla collaborazione con le novità emergenti in fatto di coreografie. Integra, valorizza e moltiplica l’apporto autoriale: il suo repertorio statunitense e internazionale comprende i lavori di Nicolo Fonte, Edwaard Liang, Crystal Pite, Stijn Celis, Angelin Preljocaj, Ohad Naharin, Luca Veggetti, Sidi Larbi Cherkaoui. Solipsismi e movimenti gruppali, compresenza dell’eterogeneo, gravità e levità, tre sono i brani scelti per l’edizione 2010 del Festival dei due Mondi di Spoleto 53 sul palcoscenico del Teatro Nuovo: “Sunday, Again” di Jo Strømgren, “Unit in reaction” di Jacopo Godani e “Frame of view” di Didy Veldman. In tenuta da tennis, i duetti in coppia ma soprattutto la triangolazione amorosa sono, vuoi o non vuoi, un rimando a “Joke” di Vaslav Nijinskij nel più generale contesto di riferimento dei Ballets Russes di Sergei Diaghilev. Inseguire l’iter della pallina da badminton potrebbe risultare imbarazzante. La licenziosità di Michel Fokine in “Shéhérazade” deve aver dato l’avvio. In “Sunday, Again” il citazionismo post-classico è solo un blasone, piazzato accanto al riconoscibile trend formale della compagnia newyorkese, un sorriso sulla maschera tragica. La prestanza muscolare di prese intrecci e fughe disegna l’instabilità delle relazioni e non manca la clownerie. Lo stile concertante, ironico, erotico, antimelodrammatico unisce, in corso di pièce, l’esuberanza barocca della trama sonora di Johann Sebastian Bach alla musica di Ulrich Müller e Siegfried Rössert of 48 Nord. “Frame of view” è un gioiellino di narratività e allusione poetica, umorismo mimico e confidenze esistenziali. C’è il meraviglioso, non la cipria, non il neo. C’è l’estro elegante e formidabile, c’è il paradosso. La canzone di Jacques Brel “Ne me quitte pas”, adattata da Kimmo Pohjonen, diventa come un cameo muto, al modo di Étienne Decroux o Marcel Marceau. «Nell’età dell’incertezza per antonomasia, sempre nuova e multiforme, l’arte non può che essere il rispecchiamento di tale condizione ma è anche, insieme, il solo possibile tentativo di oltrepassarla, grazie alle virtù del pensiero e alla forza della bellezza. Il pensiero e la bellezza: due prospettive, due vocazioni, che da sempre Spoleto e il suo Festival sollecitano, animano, connettono», così il direttore artistico Giorgio Ferrara. Aspettiamo Spoleto 54.giovedì 01 luglio
20:00 DANZA Teatro Nuovo Cedar Lake contemporary Ballet
venerdì 02 luglio
17:00 DANZA Teatro Nuovo Cedar Lake Contemporary Ballet
sabato 03 luglio
17:00 DANZA Teatro Nuovo Cedar Lake Contemporary Ballet
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