Lovely day for a Picnic

mercoledì 10 marzo 2010

Teatro dell’Opera, Laura Comi

Giselle creatura sempre viva    



Caposaldo, prototipo, emblema, sintesi massima del sentire romantico e dell’estetica formalistica parnassiana, considerato un grande classico, titolo tra i più rinomati insieme a “Il lago dei cigni”, “Giselle” nasce da un soggetto di Théophile Gautier (1811-1872) e Vernoy de Saint-Georges. Balletto in due atti legato alla musica del compositore Adolphe Charles Adam e alle coreografie di Jean Coralli e Jules Perrot, elaborate poi da Marius Petipa e Anton Dolin, fu danzato la prima volta all’Opéra di Parigi il 28 giugno 1841 dall’étoile Carlotta Grisi, con Lucien Petipa nel ruolo di Albrecht. È stato presentato, anteprima assoluta in Italia, il 18 maggio 1911 al Teatro Costanzi dalla compagnia Les Ballets Russes di Sergej Diaghilev, con la direzione  di Nikolai Tchérepnine, le scene e i costumi di Alexandre Benois e gli interpreti d’eccellenza Tamara Karsavina e Vaslav Nijinsky. Formidabile e celeberrima l’esecuzione di Carla Fracci e Rudolph Nureyev nella stagione 1979-80, prosegue la fortuna del balletto, immancabile nel cartellone del Teatro dell’Opera di Roma. Nel recente allestimento con orchestra e corpo di ballo diretti rispettivamente da David Garforth e dalla signora Fracci, figurano nel ruolo di Giselle Laura Comi, Evgenia Obraztsova e Ashley Bouder affiancate da Vito Mazzeo, David Makhateli e Robert Tewsley. Esemplare per le antinomie, contrapposizioni e schemi dicotomici, il balletto tocca varie tematiche. Salute e follia, amore e morte, istintualità e idealità, l’aspirazione estatica al ballo di Giselle è limitata dalla sua cardiopatia e dalla realtà stessa. L’ingenuità confidente della giovane contadinella e l’astuzia del principe, riflesso del divario causato anche dal ceto, costituiscono un vero e proprio iato. Se il I atto, ambientato nella valle del Reno al tempo della vendemmia, è allegro e policromo seppur con finale tragico, il II atto è contrassegnato dall’atto bianco nel territorio sovrannaturale delle fate. Per la leggenda delle Villi, creature aeree dei boschi, il romanziere francese autore del libretto trae ispirazione dalla saggistica poetica e filosofica di Heinrich Heine (1797-1856).




Chiediamo alla signora Comi della sua resa scenica di Giselle.
«Per un balletto come questo è necessario uno studio attento dei diversi stati d’animo. La giovane compie un’evoluzione, ama il movimento e la danza, si espone per la prima volta all’entusiasmo di un flirt ma poi scopre, grazie allo smascheramento del guardiacaccia Hilarion, che Albrecht è fidanzato con Bathilde, figlia del Duca. Cagionevole di salute perché malata di cuore, Giselle non regge al dolore e impazzisce. Diventa uno spirito ultraterreno, evanescente, impalpabile».
Gautier si è interessato al mondo delle maschere oltre che a Shakespeare, Goethe e Dante. Si può quindi supporre e rintracciare una sorta di continuità tra la “Pazzia d’Isabella” (interpretata dalla poetessa, letterata e attrice veneta Isabella Andreini della compagnia dei Comici Gelosi n.d.r.), “Amleto” e quindi Ofelia, fino alle protagoniste del melodramma e della commedia sentimentale vittime dell’amore infelice...
«La scena della pazzia è piuttosto lunga, scopriamo che Giselle aveva addirittura preparato il velo per il matrimonio. Purtroppo agli occhi dell’intera comunità di povera gente in mezzo a cui viveva ha perso l’onore».
Se nel I atto gioisce, sperimenta come tutte le creature mortali la portata del temperamento naturale, ossia la carne intesa come desideri, aspirazioni e così via, nel II atto varca la soglia che introduce alla vita spirituale, intercede per Albrecht, chiede misericordia a Myrtha e lo salva dalla vendetta.
«È possibile anche questa lettura religiosa. In “Giselle” è riassunto l’intero arco dell’esistenza umana».
Si confronta agevolmente con la ripetizione del balletto di cartellone in cartellone?
«Più si balla, più si dà il meglio di sé. La ripetizione della partitura garantisce il perfezionamento, la precisione delle esternazioni espressive, si approfondisce la consapevolezza del personaggio. Le movenze delle braccia spesso protese verso l’alto, i movimenti tutti rendono conto dell’excursus esistenziale complesso e sfaccettato di Giselle».




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