Lovely day for a Picnic

sabato 18 luglio 2009

Laura Comi

“SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE”



La stagione estiva del Teatro dell’Opera propone titoli tra i più cari al pubblico internazionale e si rinnova il plauso. I capolavori del repertorio ballettistico e lirico sono di scena da oltre sessant’anni in quel che era uno dei più grandi complessi termali dell’antichità imperiale, il magnifico scenario offerto dal sito archeologico di Caracalla. Dell’allestimento di “Sogno di una notte di mezza estate”, che celebra il bicentenario della nascita del compositore tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy, Beppe Menegatti firma regia e drammaturgia, Paul Chalmer le coreografie. Prima ballerina étoile, Laura Comi è Titania, la regina delle fate. Ne parliamo con l’artista, sorridente, affabile e cordiale.



Lei si è diplomata alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, non si diventa ballerina in un giorno...
«Il pubblico vede lo spettacolo, il prodotto finale, ma non immagina la preparazione di anni che c’è dietro, un lavoro enorme. L’apprendimento della tecnica è complesso, l’accesso è intorno all’età di nove anni e non prima perché la disciplina è molto rigida, bisogna poterne avere cognizione. L’insegnamento dura otto anni, ma la professione richiede un perfezionamento continuo. Si studia quotidianamente con maestri qualificati, come in Conservatorio. La scuola prepara gradualmete al palcoscenico danzatori professionisti».
Sono molti i requisiti richiesti per la danza classica?
«Si tratta di una disciplina formativa anche  a livello di carattere. C’è una continua selezione, ogni anno a fine corso c’è un esame da superare, a volte si lavora anche sul dolore. I requisiti necessari sono la magrezza, l’elasticità, la forma bella (per esempio la gamba deve avere un collo del piede che ne prosegua la linea), oltre all’armonia, alla capacità di esternazione. Il vero segreto è il lavoro. Noi siamo degli atleti, ci alleniamo ogni mattina alla sbarra, studiamo sempre per raffinare la tecnica, per non parlare del livello interpretativo, espressivo, comunicativo».
In un certo senso Carla Fracci danza con lo sguardo insieme ai suoi allievi anche quando non è personalmente in scena...
«Ho avuto l’aiuto della signora Fracci per il ruolo di Giselle, mi ha seguito scrupolosamente. Ho cercato di ‘carpire’ il più possibile, “Giselle” è un balletto meraviglioso, un traguardo, c’è dentro tutta una vita. In quel ruolo si combinano vari sentimenti, forti e contrastanti. È importantissimo chi hai davanti, con chi studi, che qualcuno che ti guardi dall’esterno e controlli l’allineamento di spalla, fianco e gamba di terra, se il braccio è in seconda per esempio. La direzione è fondamentale oltre che per le sfumature e i dettagli, anche per la valutazione dell’effetto. Qualcun altro all’infuori di te deve dirti se quel che fai è comprensibile, se si capisce o no. Tanto sta alla bravura dell’insegnante, tanto alla capacità dell’artista».
Come si costruisce uno spettacolo?
«Si inizia per gradi, nella fase primaria si lavora a sezioni, si cura la pulizia dei movimenti fino all’esecuzione di tutta la sequenza coreografica per intero, senza stop. Bisogna arrivare alla fine senza essere troppo stanchi, abituarsi alla fatica e accorciare i tempi di recupero. Se c’è un passo a due con variazioni e coda, non si dovrebbe fare il proprio assolo con il fiatone. Se la variazione del partner è breve, in pochi secondi o minuti si deve poter recuperare il controllo. La tecnica non è il fine, ma il mezzo attraverso il quale possiamo trasmettere un sentimento, un concetto.  L’esecuzione deve sembrare naturale, semplice, normale, ma non lo è».
Questo “Sogno” scespiriano è una produzione nuova?
«Sì, mi è piaciuto molto danzare sul palcoscenico di Caracalla. Alessandro Molin, nel ruolo di Bottom, e io abbiamo provato tante volte il passo a due, abbiamo montato tranquillamente i passaggi, ma quando ha dovuto indossare la maschera dell’asino con quelle orecchie... sfuggivano le prese!».
Se dovesse definire in poche parole la bellezza del suo lavoro?
«In ogni spettacolo c’è un dare e ricevere. Il pubblico è sempre diverso. La fatica, la tensione, l’adrenalina della performance sono un notevole dispendio di energie. La bellezza del teatro è il crollo fisico e psichico finale, un gran bel crollo!».





Sogno di una notte di mezza estate
Terme di Caracalla
Musica di
Felix Mendelsshon Bartholdy
Balletto in due atti
Durata  2 ore e 20 minuti circa (compreso un intervallo)
Prima rappresentazione
Mercoledì, 1 Luglio 2009, ore 21.00
Repliche
Giovedì, 2 Luglio, ore 21.00
Mercoledì, 8 Luglio, ore 21.00
Venerdì, 3 Luglio, ore 21.00
Martedì, 7 Luglio, ore 21.00


Interpreti

Il Duca d’Atene
Paolo Mongelli
La Duchessa
Carla Fracci
Bottom, il tessitore
Riccardo Di Cosmo (1, 2, 3) /
Alessandro Molin (7, 8)
Puck, folletto di
Massimo Garon
Oberon, re delle fate
Vito Mazzeo
Titania, regina delle fate
Gaia Straccamore (1, 2, 3) /
Laura Comi (7, 8)
Primo elfo
Stefania Rosai (3, 8) /
Sonia Corsini (7)
Secondo elfo
Angela Nicoli (3, 8) /
Silvia Pasini (7)

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