PSEUDO KAFKA
Scarafaggesco, trincerato, separato, il captivus della tana scava, pronuncia intricati fonemi, erige costruzioni verbali che coprono fragilità nervose. È ansioso di panorami distesi ma contorto e stretto da morse centripete, intimorito dall’ignoto, si volge a miraggi preclusi. Il pertugio buio che abita e accanitamente difende è anfratto di segregazione xenofoba, regno notturno, luogo di espiazione, recesso inconscio della mente. Come Calibano è detentore di un potere esclusivo, inghiottito dalla terra lavora febbrilmente tra le zolle, sconta la condanna, oppone strenua resistenza al nemico. In un ossessivo rituale neobarocco sfugge all’altro da sé tumulandosi. Nell’oscurità della botola muschiata produce acustiche dissonanze, sibili, virtuosismi timbrici interrotti da impacci spastici, latrati, vibrazioni sonore sincopate (sorta di “overtones” di mongolica tradizione) cui si innesta un rumorismo sperimentale. La lezione dei grandi del teatro, da Grotowski a Carmelo Bene, diventa puro esercizio di stile, parossismo fonetico, cattura senza rivelazioni. Sullo sfondo dell’antro, le animazioni in simil plastilina di Nicola Console descrivono la genesi dal fango di aggrovigliati dinamici corpuscoli. Lo Cascio si muove appena nel covo. Ha alterato la trama boema di un racconto di Kafka adattandola al palcoscenico, ne rimane la metafora eterna di interiori vertigini e cedimenti, ma il risultato è un’iniziazione mancata. Incombente più del predatore il manifesto dell’alienazione.
Nella tana
Da La tana di Franz Kafka
Scritto, diretto e interpretato da Luigi Lo Cascio
Al Teatro Valle di Roma dal 30 maggio all’8 giugno

Nessun commento:
Posta un commento